lunedì 14 novembre 2011

Assemblee d'istituto

Presente l'Incredibile Hulk, quello che quando s'incazza si trasforma in quella specie di enorme coso incazzoso verde moccio che urla come un gorilla che si è schiacciato le dita nella portiera della macchina e distrugge tutto? Ecco, quando sento parlare di certe cose io divento l'Hulk antidemocratico. Cose tipo le assemblee d'istituto.
Io non so come sia al di fuori del Friulima qua la gente se ne batte ampiamente le palle delle assemblee d'istituto. E giustamente, oserei dire. Ora, se mi fate la cortesia di posare a terra le pietre che state per lanciarmi, vi spiego perché.
Preambolo storico: l'idea di assemblea d'istituto è venuta fuori intorno al '68, e nelle intenzioni avrebbe dovuto essere occasione per gli studenti di discutere delle problematiche della scuola e fare dibattiti, e magari poi sarebbero venute fuori delle proposte che gli studenti, tramite i rappresentanti, avrebbero potuto fare agli insegnanti.
Io l'unica volta che ho visto un'assemblea d'istituto con dibattiti seri e discussioni è stata in occasione degli scioperi dell'autunno 2008. Che saranno stati strumentalizzati, ingenui e ignoranti quanto volete, ma io nella mia scuola ho assistito a dibattiti tra docenti pro e contro la riforma Gelmini e interventi di assessori e studenti universitari. Le uniche assemblee d'istituto degne di tale nome che ho visto in vita mia, e che guarda caso dopo tutto il polverone non hanno avuto tutto sto grande effetto.
Per il resto le assemblee d'istituto le ho cagate poco, e le poche cui sono stato al di fuori di quella che ho raccontato sopra... beh, non so bene cosa fossero. Ad una c'era un intervento in aula magna di un professore, mi pare sull'antinfortunistica o qualcosa del genere. In altre c'erano aule occupate da gente che suonava la chitarra e altre aule occupate da quattro gatti spelacchiati che discutevano del sesso degli angeli (non ricordo di preciso di cosa effettivamente parlassero, ma se potete immaginarvi una discussione tra membri del PD direi che ci siete).
Da quanto ho visto in un paio di altre scuole, organizzano perlopiù tornei sportivi e concerti. Che stanno ai problemi dell'istituto come Vasco Rossi sta alla musica.
Ma d'altronde è perfettamente logico, dato che dei problemi della scuola fottesega a tutti. O perlomeno, sarebbe più esatto dire che si manifesta la tipicissima tendenza italiana di fronte ai problemi che vadano un millimetro oltre il proprio grottino: "me fa popo schifo" "e che pensi de fà?" "embè sticazzi, so' mica probblemi miei".
Quindi, facciamo un bel riassuntino: gli studenti se ne battono la biga delle assemblee d'istituto, ergo i rappresentanti d'istituto (che hanno come costante la proposta della carta igienica nei bagni della scuola, in qualunque scuola tu vada, giuro) non hanno un cazzo da dire ai consigli d'istituto. 
Ma dai, vorrà mica dire che, così come le assemblee, i rappresentanti hanno l'utilità dell'agopuntura usata per curare il mal di schiena a un'istrice? E grazie al cazzo, cari miei.
Però guai se le toccate: le nuove generazioni sono bravissime a chiedere diritti, diritti e ancora diritti, ma quando si tratta di doveri, di rimboccarsi le maniche, di tirar fuori gli attributi hanno tutti di meglio da fare. Che dire, mi sembra di essere in un film dei Monty Python.  E visto che le nuove generazioni sono buone solo a chiedere, togliendo loro le assemblee d'istituto che danno per scontate, il risultato sarà che le chiederanno nuovamente per riaverle, e tutto tornerà come prima. Wow.

Ma vi chiederete, sto pistolotto come ti è venuto in mente? Ringraziate mio fratello e le assemblee d'istituto della sua scuola. Programma: un'ora e mezza di dibattiti sulla situazione scolastica nel mondo, tornei sportivi e concerti. 
Di tornei sportivi e concerti ho già parlato. Ma la discussione sulla situazione scolastica nel mondo mi lascia allibito. Oltre ad essere la cosa più pretenziosa mai sentita da orecchio umano dai tempi degli Emerson, Lake & Palmer, ditemi in tutta sincerità in quale universo parallelo un ragazzo italiano fra i 14 e i 20 anni ha gli strumenti per discutere di una cosa del genere. 
Ah no, aspetta, ho capito: siccome chiaramente NESSUNO è in grado di discuterne, staranno a discutere della mancanza di infrastrutture scolastiche in Paesi che nemmeno saprebbero trovare sul mappamondo. E non parlo del Burkina Faso o di Haiti, basta già la Moldavia. 
E ovviamente la discussione sarà improntata su quel volemose bene qualunguista, ignorante e semplicistico che ha le migliori intenzioni del mondo, ma quando si tratta di passare al concreto, riecco il classico "embè, sti cazzi, so' mica probblemi miei."
Vabbè, visto che domani ho ahimè lezione alle 8 me ne vado a dormire, sperando che il governo Monti includa nella manovra dei simpatici lavaggi del cervello per la popolazione.

sabato 12 novembre 2011

Naufrago


Sentite, so benissimo che iniziare un blog con questo concentrato di depressione degno dei Cure al massimo della forma non è il massimo, ma in qualche modo devo pur iniziare.
Che dire, è da quando sono tornato dal mese che ho passato in Ungheria quest'estate che sto vivendo un periodo così di merda che mi toglie la voglia di dire "ho toccato il fondo", perché ho veramente paura di cosa potrebbe smentire questa mia ipotetica affermazione, specie di questi tempi. 
Che dire, al mio ritorno ho scoperto che mia nonna era morta la notte stessa in cui sono partito per Debrecen (capisco la decisione della mia famiglia di non avermelo detto prima, mi avrebbe in effetti rovinato il soggiorno). 
Un po' di tempo dopo, allegria, sono finito a fare il terzo incomodo con quella che mi piaceva da un anno e mezzo abbondante e un altro tizio. Si sono messi assieme un paio di mesi dopo. 
Pur trattandosi di una micidiale congiunzione astrale, posso dire che sono cose che succedono e che tutto sommato chiunque di voi lettori può affermare che una di queste cose gli sia successa, o che perlomeno conosca qualcuno cui è successo. 
Ma quello di cui parlerò adesso è surreale. Talmente surreale che ogni volta che cerco di spiegarlo nessuno mi crede, o perlomeno ci metto un po' perché mi credano. Roba da romanzo di Stephen King.
Ha a che fare con l'università. Ho la media del 28 e tutto sommato le lezioni sono di mio gradimento, russo a parte, dato che l'organizzazione del corso mi ha insegnato che non sono solo gli italiani ad essere incredibilmente caotici. "Sticazzi, russo a parte, che non mi sembra sta gran cosa, che hai da lamentarti?" direte voi. "Mo vi spiego, e cercate di credermi", vi rispondo io.
Dopo un anno di frequentazione della facoltà di lingue e letterature straniere dell'Università di Udine, posso affermare con assoluta certezza che gli studenti del mio anno con i quali posso parlare per oltre 3 minuti senza che mostrino disprezzo, paura o che ne so nei miei confronti sono in tutto tre. Tre. Dopo un anno. Dai, sarò generoso e dirò 4, ma non cambia troppo. Se ancora non trovate che ciò sia surreale, lasciatemi andare nei dettagli.
In un mese passato in Ungheria ho conosciuto perlomeno 4-5 persone con cui mi sento tuttora, più altre con cui per motivi anche miei (in caso non sapeste, sono parecchio timido e sono sempre terrorizzato dal non sapere come comportarmi con le persone che non conosco troppo bene) non sono riuscito ad approfondire come avrei voluto/dovuto. 
Cioè, in un mese in all'estero, a 845 km da casa, in mezzo a gente da tutto il mondo, ho non dico fatto le amicizie, ma perlomeno stretto le relazioni che ho stretto in un anno di università, e anche qualcosina in più. Fin qua è ancora tutto piuttosto plausibile? Diciamo di sì. Ma non finisce qui, nossignore.
Prendiamo un corso a caso: russo (ungherese e filologia ugrofinnica non valgono, visto che siamo rispettivamente in 3 e 4). C'è una persona con cui riesco a parlare eccetera eccetera, più 6 o 7 che mi salutano quando mi vedono e più o meno finita lì. E saremo almeno 30. Già è difficile credere che dopo un anno che frequento quel cazzo di corso ci siano 23-24 persone che fanno finta di non accorgersi che esisto e visto che riesco a guardarmi allo specchio (per quanto non sia una bella vista) direi che non sono invisibile. Ma fin qua è ancora credibile, più di qualcuno di voi non ha avuto vita facile a scuola/università, o perlomeno avrete visto Daria un paio di volte. Sappiate comunque che mica ho finito qui.
Gente che un giorno mi saluta, si mette a parlare con me, nonostante il mio atteggiamento non possa non far pensare a Edward Mani Di Forbice tutto bene, e una settimana dopo fa finta di non conoscermi: io questo giuro che non l'avevo mai visto in vita mia, e ho passato 3 anni di medie e 3 di superiori a prendere pesci in faccia per ogni motivo possibile e immaginabile, e in ogni modo possibile e immaginabile. 
Perlomeno lì se stavi sul cazzo a qualcuno te lo dicevano in faccia e sapevi perché. Qua no, sembra quasi che ci sia qualcuno che sparli di me e di conseguenza si diffonda l'idea che parlare/farsi vedere in giro con me non sia una buona idea. 
Io questa cosa non so davvero come spiegarla, e penso che anche se ci provassi è talmente nonsense che l'unico risultato che otterrei sarebbe la mia reclusione in una clinica psichiatra o, se preferite, manicomio.
Qual è il risultato di tutto questo su di me? Mi annoio a morte e provo una sensazione mista di nausea, claustrofobia, panico, angoscia, disperazione e confusione ogni volta che entro in aula (escludendo le lezioni che hanno a che fare con l'ungherese, visto che essendo 4 gatti spelacchiati ci conosciamo tutti).
Insomma, io entro in classe, mi tuffo in questo maelström di terrore, finisco la lezione e nessuno mi ha rivolto la parola o ha dato di segno di riconoscere la mia esistenza. 
Risciacquate e ripetete per una settimana e avrete una miscela esplosiva di noia e solitudine, anche perché con gli amici al di fuori dell'università sono fortunato se riesco a vedermi una volta a settimana.
E poi uno deve aver fiducia nell'umanità e nella vita. Vabbè, è l'una e penso che andrò a nanna. Non prima di aver controllato di essere su un altro pianeta o qualcosa del genere.