martedì 6 dicembre 2011

Dei Queen e non solo

Se stai leggendo questo post e mi conosci, probabilmente sai già che a me i Queen non sono mai andati giù, e magari hai già cercato più di una volta di porre fine alle eresie che mitraglio a 1000 all'ora attraverso l'uso di (a scelta) lanciafiamme, mitra, accetta, bomba atomica o Giuliano Ferrara. Bene, voglio definitivamente chiarire perché non sono mai riuscito, non riesco e mai riuscirò a farmi piacere i Queen. Per non parlarne mai più in vita mia. Il che significa che non appena qualcuno mi dirà MA KM FANNO A NN PYACERTI I QUIIN gli farò leggere questo post con calma e attenzione, a meno che non sia in preda ad un attacco di rosik ossessivo-compulsivo che gli impedisce di ascoltare le mie opinioni e discuterne civilmente. E in tal caso cazzi suoi.
Bene, da dove iniziamo?
Partiamo dai fatti oggettivi e assodati contestualizzando il gruppo in questione. I nostri nascono in quel di Londra nel 1971: il dove e il quando fanno già capire l'ambiente musicale nei quali nascono, ove dominano il progressive rock (è l'anno di Pawn Hearts dei Van Der Graaf Generator, Nursery Cryme dei Genesis, Yes Album e Fragile degli Yes, In The Land Of Grey And Pink dei Caravan e Acquiring The Taste dei Gentle Giant) e l'hard rock (il quarto dei Led Zeppelin, Fireball dei Deep Purple, Masters Of Reality dei Black Sabbath e Look At Yourself degli Uriah Heep vedono la luce proprio nel 1971). Si afferma anche il glam rock dei T Rex di Electric Warrior e del David Bowie di Hunky Dory, destinato ad essere ripreso in considerazione con maggiore attenzione dall'avvento del punk in poi, assieme a Lou Reed, con e senza i Velvet Underground. Spostandoci su territori più “trasversali”, è anche l’anno di grandi dischi quali Meddle dei Pink Floyd, Aqualung dei Jethro Tull, Who's Next degli Who e Sticky Fingers dei Rolling Stones, nonché del folk pastorale e intimista del Roy Harper di Stormcock. Ora avete un'idea di che aria tirasse nell'Inghilterra del 1971: insomma, abbiamo inquadrato il contesto storico.
Proviamo allora ad inquadrare musicalmente il gruppo nella sua prima fase (più o meno fino a Day At The Races compreso). Sarà mica che ci imbatteremo in un impianto di base imperniato sull'hard rock, condito dalla pomposità strumentale del progressive rock e dalla "scenicità" (passatemi il termine orribile) e dai lustrini del glam? Ma dai! Se non volete credermi, provate ad ascoltarvi Led Zeppelin, Bowie e Yes e trovatemi le somiglianze; magari fate anche un bel mashup, non si sa mai che vi venga fuori nota per nota un pezzo dei Queen. Se poi volete veramente osare, buttate giù un cicchino ogni volta che ne riscontrate una, così magari andate in coma etilico e vi precludete ogni possibilità di rosicare.
Ora che ho messo in chiaro cose verificabili da chiunque non abbia 3 chili di Rovagnati sulle orecchie, passo alle considerazioni personali. Già uno che vede cosa gira nel ghetto e prende quello che gli piace per costruirsi un suo "stile" non mi va proprio a genio: si chiama vincere battaglie combattute da altri, altri che l'hanno fatto (e proprio per questo mi stanno sul cazzo), anche se in contesti totalmente diversi, sono i Nirvana (riascoltatevi i Pixies, i Sonic Youth e gli Hüsker Dü, che fan bene).
Il peggio è che i Queen lo fanno veramente con la paura di prendersi troppi rischi. Sul versante hard rock prendiamo i Led Zeppelin: i Black Sabbath sono troppo estremi, i Deep Purple troppo votati all'improvvisazione, gli Uriah Heep sono martoriati dal 90% della critica. Sul fronte prog prendiamo quel misto superficialissimo e alla buona di Yes e Genesis, con le armonie vocali dei primi (che i Queen sapranno portare ad un livello di fastidio veramente inedito, almeno per le qui presenti orecchie) e la teatralità dei secondi, tralasciando completamente tutte le altre piccole e grandi cose che li hanno resi tra i migliori non solo del prog. Ma il vero scandalo è il trattamento riservato al glam, che nelle intenzioni e nei risultati di David Bowie, dei T Rex e se vogliamo anche dei Roxy Music è sì teatrale, ma strumentalmente molto semplice e disadorno, senza l'ampollosità del prog e dell'hard rock allora imperanti (ora capite come mai il giovane Robert Smith era preso per il culo dai suoi compagni di scuola perché ascoltava Bowie, poi riscoperto da centinaia di migliaia di giovani musicisti, su tutti Ian Curtis?). Questi hanno frainteso il glam come peggio non potevano: qua di disadorno non c'è davvero un cazzo. O per meglio dire, è musica semplice che sembra complessa, il contrario dei Beatles o degli Who: ci sono tutti gli ingredienti per un pacchiano e rutilante pasticcio dal retrogusto decisamente posticcio e artificioso.
Poi verranno gli inni da stadio del 1977-80 (non serve nemmeno che li nomini), ovvero quando il rocker sbraca. E salta lo squalo.
A seguire le contaminazioni di synth pop del periodo 1980-84 (ma io non ho ancora capito perché in quel periodo erano tutti convinti di essere i Depeche Mode) e il "ritorno al rock" degli ultimi dischi (l'espressione "ritorno alle origini" inserita nella discografia di un gruppo deve sempre farvi subodorare il marcio: vuol dire che han finito le idee loro e quelle degli altri, e iniziano a riciclare le vecchie oramai che sono bell’e bolliti, SVEGLIA!).
Il succo succoso è: per quanto io non regga nemmeno i primi dischi, devo ammettere che non sono malvagi e un paio di idee carine ci sono. Ma la roba dal 1977 in poi è un'esorbitante sequela di vaccate che la gente considera geniali e innovative. Sul perché tornerò più tardi.
Passiamo adesso ad analizzare (nel caso di Mercury, battuta non voluta) i singoli componenti del gruppo, cosa semplice visto che la formazione è stata sempre quella.
Freddie Mercury: ciccio, ho capito che hai un'estensione sopra la media, ho capito che sei bravo, ho capito che ti piace registrarti mentre qualcun'altro (Rob Halford?) te lo sbatte nel culo di modo da far vedere a tutti che così guadagni un'ottava extra, però ogni tanto cercare di fare qualcosa di un po' più terra terra non guasta mica. Ecco spiegato perché, come cantante, preferisco 1000 volte Joe Strummer, per dirne uno. Che, diciamocelo, non sapeva cantare. Il fatto è che la voce sgraziata, ruvida e monocorde di Strummer non la cambieresti con nessun altra proprio perché è funzionale al pezzo. Nel caso dei Queen, invece, sembra spesso che i pezzi siano delle scuse per mettere in mostra i virtuosismi vocali di Mercury: io questo non me lo spiego altrimenti. E se proprio vogliamo andare a cercare qualcuno che canta bene per fare un paragone, beh, le armonie vocali dei CSNY erano ben altra cosa, possedevano quella cosa chiamata misura.
Brian May: adesso qualcuno venga da me e mi dica cos'ha detto di nuovo che non avesse già detto Jimmy Page. Fatevi avanti, sono davvero curioso di saperlo.
John Deacon: bassista senza infamia e senza lode. Non ha mai detto niente né a me né a chiunque altro.
Roger Taylor: ma io ero convinto che fosse Joey Jordison il batterista più sopravvalutato di sempre. Tutti lo osannano, ma perché? Tecnicamente non è davvero nulla di che, ma non è necessariamente questo a renderti un grande batterista. Prendete la povera Maureen Tucker, tutti la prendono ad esempio come peggiore batterista della storia, ma vi immaginate i primi 3 dei Velvet Underground senza di lei? Avessero chiesto a Ian Paice o Bill Ward di sostituire Taylor in un disco senza dire niente a nessuno, nessuno se ne sarebbe accorto. Insomma, vale lo stesso che ho detto per Deacon: anonimo.
Bene, abbiamo finito il discorso puramente musicale. Direi quindi che possiamo passare all'hype spaventoso che, almeno in Italia, circonda i Queen.
In molti fanno risalire le cause allo scalpore mediatico suscitato dalla morte di AIDS del cantante nel 1991. Il che è tutto sommato normale. Solo che, mentre normalmente la gente va avanti, qui in Italia poco ci manca che fondino il culto di Freddie Mercury. Va anche tenuto conto che, mediamente, quando un italiano dichiara di essere appassionato di musica, generalmente i gruppi formatisi dal 1976 in poi estranei al metal più classico proprio non li caga, per cui si ritrova a idolatrare sempre la stessa gente, concedendosi come massimo di novità l’ultima uscita di qualcuno giunto perlomeno al 35-40mo anno di attività. E vogliamo parlare del fatto che coloro che erano vivi e consapevoli all’epoca della morte di Mercury tramandano il mito alle nuove generazioni, come se si trattasse di un vero e proprio culto religioso?
E qua dovrei parlare dei fan dei Queen, che spesso raggiungono gli stessi livelli di ottuso fanatismo talebano di quelli del Vasco nazionale. È spesso gente senza una grandissima cultura musicale, e che al più va dietro agli stessi 10-15 gruppi ipercelebrati che ormai conoscono pure i sassi. Tuttavia, dall’alto della loro conoscenza di questi artisti, questi sono davvero convinti di aver capito tutto della musica: se non ti piacciono i Queen non capisci niente di musica, oppure sei un hipster scaruffoide che ascolta solo rumore e astruserie. Touché.
Lascio come postilla un’importante specificazione: questo post non ha intenti offensivi. È bensì una provocazione: se ti senti offeso da quanto ho detto finora, prova a chiederti se non ti stai prendendo troppo sul serio, e se non sia il caso di provare ad ampliare i tuoi orizzonti, non solo musicali. Potrebbe cambiarti la vita in meglio, dico sul serio. Io non penso che ci siano persone stupide o intelligenti, penso che ci siano solo persone che si soffermano sulle cose e persone che non lo fanno: soffermati due secondi di più sulle opinioni altrui, raccogli la provocazione e ripensati. Non è davvero niente di speciale, ma può anche farti passare per una persona intelligente, istruita e dalla mente aperta.
Scusate se vi ho tediati con la mia logorrea, e grazie per l’attenzione

lunedì 14 novembre 2011

Assemblee d'istituto

Presente l'Incredibile Hulk, quello che quando s'incazza si trasforma in quella specie di enorme coso incazzoso verde moccio che urla come un gorilla che si è schiacciato le dita nella portiera della macchina e distrugge tutto? Ecco, quando sento parlare di certe cose io divento l'Hulk antidemocratico. Cose tipo le assemblee d'istituto.
Io non so come sia al di fuori del Friulima qua la gente se ne batte ampiamente le palle delle assemblee d'istituto. E giustamente, oserei dire. Ora, se mi fate la cortesia di posare a terra le pietre che state per lanciarmi, vi spiego perché.
Preambolo storico: l'idea di assemblea d'istituto è venuta fuori intorno al '68, e nelle intenzioni avrebbe dovuto essere occasione per gli studenti di discutere delle problematiche della scuola e fare dibattiti, e magari poi sarebbero venute fuori delle proposte che gli studenti, tramite i rappresentanti, avrebbero potuto fare agli insegnanti.
Io l'unica volta che ho visto un'assemblea d'istituto con dibattiti seri e discussioni è stata in occasione degli scioperi dell'autunno 2008. Che saranno stati strumentalizzati, ingenui e ignoranti quanto volete, ma io nella mia scuola ho assistito a dibattiti tra docenti pro e contro la riforma Gelmini e interventi di assessori e studenti universitari. Le uniche assemblee d'istituto degne di tale nome che ho visto in vita mia, e che guarda caso dopo tutto il polverone non hanno avuto tutto sto grande effetto.
Per il resto le assemblee d'istituto le ho cagate poco, e le poche cui sono stato al di fuori di quella che ho raccontato sopra... beh, non so bene cosa fossero. Ad una c'era un intervento in aula magna di un professore, mi pare sull'antinfortunistica o qualcosa del genere. In altre c'erano aule occupate da gente che suonava la chitarra e altre aule occupate da quattro gatti spelacchiati che discutevano del sesso degli angeli (non ricordo di preciso di cosa effettivamente parlassero, ma se potete immaginarvi una discussione tra membri del PD direi che ci siete).
Da quanto ho visto in un paio di altre scuole, organizzano perlopiù tornei sportivi e concerti. Che stanno ai problemi dell'istituto come Vasco Rossi sta alla musica.
Ma d'altronde è perfettamente logico, dato che dei problemi della scuola fottesega a tutti. O perlomeno, sarebbe più esatto dire che si manifesta la tipicissima tendenza italiana di fronte ai problemi che vadano un millimetro oltre il proprio grottino: "me fa popo schifo" "e che pensi de fà?" "embè sticazzi, so' mica probblemi miei".
Quindi, facciamo un bel riassuntino: gli studenti se ne battono la biga delle assemblee d'istituto, ergo i rappresentanti d'istituto (che hanno come costante la proposta della carta igienica nei bagni della scuola, in qualunque scuola tu vada, giuro) non hanno un cazzo da dire ai consigli d'istituto. 
Ma dai, vorrà mica dire che, così come le assemblee, i rappresentanti hanno l'utilità dell'agopuntura usata per curare il mal di schiena a un'istrice? E grazie al cazzo, cari miei.
Però guai se le toccate: le nuove generazioni sono bravissime a chiedere diritti, diritti e ancora diritti, ma quando si tratta di doveri, di rimboccarsi le maniche, di tirar fuori gli attributi hanno tutti di meglio da fare. Che dire, mi sembra di essere in un film dei Monty Python.  E visto che le nuove generazioni sono buone solo a chiedere, togliendo loro le assemblee d'istituto che danno per scontate, il risultato sarà che le chiederanno nuovamente per riaverle, e tutto tornerà come prima. Wow.

Ma vi chiederete, sto pistolotto come ti è venuto in mente? Ringraziate mio fratello e le assemblee d'istituto della sua scuola. Programma: un'ora e mezza di dibattiti sulla situazione scolastica nel mondo, tornei sportivi e concerti. 
Di tornei sportivi e concerti ho già parlato. Ma la discussione sulla situazione scolastica nel mondo mi lascia allibito. Oltre ad essere la cosa più pretenziosa mai sentita da orecchio umano dai tempi degli Emerson, Lake & Palmer, ditemi in tutta sincerità in quale universo parallelo un ragazzo italiano fra i 14 e i 20 anni ha gli strumenti per discutere di una cosa del genere. 
Ah no, aspetta, ho capito: siccome chiaramente NESSUNO è in grado di discuterne, staranno a discutere della mancanza di infrastrutture scolastiche in Paesi che nemmeno saprebbero trovare sul mappamondo. E non parlo del Burkina Faso o di Haiti, basta già la Moldavia. 
E ovviamente la discussione sarà improntata su quel volemose bene qualunguista, ignorante e semplicistico che ha le migliori intenzioni del mondo, ma quando si tratta di passare al concreto, riecco il classico "embè, sti cazzi, so' mica probblemi miei."
Vabbè, visto che domani ho ahimè lezione alle 8 me ne vado a dormire, sperando che il governo Monti includa nella manovra dei simpatici lavaggi del cervello per la popolazione.

sabato 12 novembre 2011

Naufrago


Sentite, so benissimo che iniziare un blog con questo concentrato di depressione degno dei Cure al massimo della forma non è il massimo, ma in qualche modo devo pur iniziare.
Che dire, è da quando sono tornato dal mese che ho passato in Ungheria quest'estate che sto vivendo un periodo così di merda che mi toglie la voglia di dire "ho toccato il fondo", perché ho veramente paura di cosa potrebbe smentire questa mia ipotetica affermazione, specie di questi tempi. 
Che dire, al mio ritorno ho scoperto che mia nonna era morta la notte stessa in cui sono partito per Debrecen (capisco la decisione della mia famiglia di non avermelo detto prima, mi avrebbe in effetti rovinato il soggiorno). 
Un po' di tempo dopo, allegria, sono finito a fare il terzo incomodo con quella che mi piaceva da un anno e mezzo abbondante e un altro tizio. Si sono messi assieme un paio di mesi dopo. 
Pur trattandosi di una micidiale congiunzione astrale, posso dire che sono cose che succedono e che tutto sommato chiunque di voi lettori può affermare che una di queste cose gli sia successa, o che perlomeno conosca qualcuno cui è successo. 
Ma quello di cui parlerò adesso è surreale. Talmente surreale che ogni volta che cerco di spiegarlo nessuno mi crede, o perlomeno ci metto un po' perché mi credano. Roba da romanzo di Stephen King.
Ha a che fare con l'università. Ho la media del 28 e tutto sommato le lezioni sono di mio gradimento, russo a parte, dato che l'organizzazione del corso mi ha insegnato che non sono solo gli italiani ad essere incredibilmente caotici. "Sticazzi, russo a parte, che non mi sembra sta gran cosa, che hai da lamentarti?" direte voi. "Mo vi spiego, e cercate di credermi", vi rispondo io.
Dopo un anno di frequentazione della facoltà di lingue e letterature straniere dell'Università di Udine, posso affermare con assoluta certezza che gli studenti del mio anno con i quali posso parlare per oltre 3 minuti senza che mostrino disprezzo, paura o che ne so nei miei confronti sono in tutto tre. Tre. Dopo un anno. Dai, sarò generoso e dirò 4, ma non cambia troppo. Se ancora non trovate che ciò sia surreale, lasciatemi andare nei dettagli.
In un mese passato in Ungheria ho conosciuto perlomeno 4-5 persone con cui mi sento tuttora, più altre con cui per motivi anche miei (in caso non sapeste, sono parecchio timido e sono sempre terrorizzato dal non sapere come comportarmi con le persone che non conosco troppo bene) non sono riuscito ad approfondire come avrei voluto/dovuto. 
Cioè, in un mese in all'estero, a 845 km da casa, in mezzo a gente da tutto il mondo, ho non dico fatto le amicizie, ma perlomeno stretto le relazioni che ho stretto in un anno di università, e anche qualcosina in più. Fin qua è ancora tutto piuttosto plausibile? Diciamo di sì. Ma non finisce qui, nossignore.
Prendiamo un corso a caso: russo (ungherese e filologia ugrofinnica non valgono, visto che siamo rispettivamente in 3 e 4). C'è una persona con cui riesco a parlare eccetera eccetera, più 6 o 7 che mi salutano quando mi vedono e più o meno finita lì. E saremo almeno 30. Già è difficile credere che dopo un anno che frequento quel cazzo di corso ci siano 23-24 persone che fanno finta di non accorgersi che esisto e visto che riesco a guardarmi allo specchio (per quanto non sia una bella vista) direi che non sono invisibile. Ma fin qua è ancora credibile, più di qualcuno di voi non ha avuto vita facile a scuola/università, o perlomeno avrete visto Daria un paio di volte. Sappiate comunque che mica ho finito qui.
Gente che un giorno mi saluta, si mette a parlare con me, nonostante il mio atteggiamento non possa non far pensare a Edward Mani Di Forbice tutto bene, e una settimana dopo fa finta di non conoscermi: io questo giuro che non l'avevo mai visto in vita mia, e ho passato 3 anni di medie e 3 di superiori a prendere pesci in faccia per ogni motivo possibile e immaginabile, e in ogni modo possibile e immaginabile. 
Perlomeno lì se stavi sul cazzo a qualcuno te lo dicevano in faccia e sapevi perché. Qua no, sembra quasi che ci sia qualcuno che sparli di me e di conseguenza si diffonda l'idea che parlare/farsi vedere in giro con me non sia una buona idea. 
Io questa cosa non so davvero come spiegarla, e penso che anche se ci provassi è talmente nonsense che l'unico risultato che otterrei sarebbe la mia reclusione in una clinica psichiatra o, se preferite, manicomio.
Qual è il risultato di tutto questo su di me? Mi annoio a morte e provo una sensazione mista di nausea, claustrofobia, panico, angoscia, disperazione e confusione ogni volta che entro in aula (escludendo le lezioni che hanno a che fare con l'ungherese, visto che essendo 4 gatti spelacchiati ci conosciamo tutti).
Insomma, io entro in classe, mi tuffo in questo maelström di terrore, finisco la lezione e nessuno mi ha rivolto la parola o ha dato di segno di riconoscere la mia esistenza. 
Risciacquate e ripetete per una settimana e avrete una miscela esplosiva di noia e solitudine, anche perché con gli amici al di fuori dell'università sono fortunato se riesco a vedermi una volta a settimana.
E poi uno deve aver fiducia nell'umanità e nella vita. Vabbè, è l'una e penso che andrò a nanna. Non prima di aver controllato di essere su un altro pianeta o qualcosa del genere.